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Anish Kapoor - Napoli

Anish Kapoor dal rosso di Tarantara al Vantablack

  |   Arte, Storie da Napoli
Anish Kapoor - NapoliChe Anish Kapoor fosse un eccezionale interprete del rapporto tra natura e spazi, realtà ed interpretazione, era chiaro a tutti. Il noto artista anglo-indiano, che dialoga con l’arte povera e il concettualismo con fare sinuoso degno di chi sa il fatto suo, stupisce sempre per la sua innata capacità di indurre a riflessioni profonde, a domande che hanno a che fare con il tutto e il niente, l’immenso e il poco, il pieno e il vuoto: in poche parole, il contrasto. L’ultima su Kapoor è che abbia avuto il “permesso” dalla Surray NanoSystems di utilizzare il cosiddetto Vantablack, una tonalità di nero usato dalla società in ambito militare che ha la straordinaria proprietà di assorbire quasi il 100% della luce. L’effetto quindi, è quello di un nero intenso capace di nascondere qualsiasi parvenza di profondità e tridimensionalità. Attentissimo ai materiali e ai colori, Kapoor non è a corto di tali sperimentazioni. Proprio a Napoli, al Museo Madre, il blu intenso de The dark brother crea un’affascinante illusione ottica. Come non citare, poi, le sue irriverenti Vagine o le sensuali sculture in onice rosa. Sempre a Napoli, nel 2000, è stato protagonista della valorizzazione di Piazza del Plebiscito con l’opera Tarantara, una scultura di grandi dimensioni le cui estremità parevano inglobare la città partenopea all’interno del suo rosso intenso carico di passione, come la nostra terra. Polemiche a parte (Kapoor sarà l’unico a poter usufruire del Vantablack), cosa sarà in grado di regalarci, ancora, l’artista anglo-indiano ora che ha un ulteriore materiale a disposizione delle sue infinite interpretazioni ed intuizioni artistiche?
Marina Piccola Cerrotta